venerdì 8 luglio 2011

Deformazioni cerebrali (?)

In attesa di nuove comunicazioni dalle mie amicizie londinesi, pubblico la traduzione - faticosamente portata a termine - di una sorta di intervista che mi è stata fornita da John prima del mio ritorno in Italia. Dopo avergli accennato alle informazioni ricevute da Smith e al mio interesse crescente per l'universo dei suoni, John ha colto l'occasione per sottolineare che intorno alla musica (a un certo tipo di musica) si stanno muovendo grandissimi "affari" e che varie entità, a vario titolo, stanno cercando di tirare le somme per capire cosa effettivamente sia stato sperimentato ed appurato in quell'ambito.
Quando mi ha consegnato questo documento, non mi ha specificato più di tanto: mi ha detto "leggitelo bene".
Senza ulteriori commenti, vi offro la traduzione del testo integrale (che sembra indubbiamente lo stralcio di una stesura molto più ampia)

Rosenberg - In quale modo lei è venuto a conoscenza di quello che era accaduto?

P.D. - Davenport mi aveva riferito che l'esperimento di interazione col campo magnetico era stato considerato un fallimento, perchè non aveva dato i risultati sperati. C'erano delle aspettative disattese. Tutto si concentrava su quello che loro speravano di dimostrare e così trascurarono altri tipi di risultato.

Rosenberg - Ovvero?

P.D. - Lewis lasciò una parte della relazione relativa all'esperimento nelle mani di Davenport, che ne trasse conclusioni diverse da quelle - considerate fallimentari - tratte dal gruppo di studio. Così ebbe modo di accertare che una frazione del campo era stata alterata fortemente non appena i due generatori di suono erano entrati in coordinazione. Si trattava di pochi secondi, forse tre o quattro; ma a Davenport risultò evidente che era un dato non trascurabile.

Rosenberg - Che tipo di alterazione?

P.D. - Una distorsione, un piegamento tale da far supporre, in linea teorica, che i presupposti dell'esperimento erano validi. Solo erano stati male analizzati, trascurando quel momento. Il campo magnetico così preparato aveva interagito grazie alla coordinazione delle frequenze su una scala forse troppo piccola. L'esperimento era stato allestito in un luogo che non consentiva "grandi volumi". Davenport mi disse che secondo lui ricreando la cosa su scala più ampia si potevano rilevare i dati molto meglio e forse anche più a lungo. Questo perchè una maggiore potenza del campo magnetico e del volume del suono avrebbe stabilizzato meglio l'effetto di alterazione.

Rosenberg - Ma Davenport non ha mai avuto modo di ripetere l'esperimento in questo modo.

P.D. - No. Non aveva credito, o meglio non davano credito alla sua convinzione che ne valesse la pena. Lui qualche settimana dopo mostrò la relazione a S. a Londra e S. si dichiarò interessato a quei risultati. Davenport era frustrato. Parlava poco.

Rosenberg - S. in quel momento aveva già saputo della moglie di K.? Conosceva già la storia di quella traccia musicale?

P.D. - Sì. Ma non aveva realmente fatto alcun collegamento tra gli esperimenti condotti in Australia e quel fortunoso caso. Che anche se non testato direttamente, rappresentò la classica lampadina, o la classica mela di Newton, se vogliamo. S. raccontò l'episodio della moglie di K. a Davenport e gli disse che probabilmente quel brano musicale conteneva - in qualche punto - una combinazione di frequenze in grado di riprodurre in determinate condizioni e circostanze un effetto di distorsione sui campi elettromagnetici del cervello umano.

Rosenberg - Un effetto diretto? Cioè... non un riflesso psichico determinato da stati emotivi?

P.D. - Esattamente. Un effetto diretto. La combinazione particolare di suoni, in una precisa circostanza, aveva condizionato la moglie di K. a tal punto da sconvolgerle la vita. Con un'interazione di portata pari a quella di un effetto chimico. Era come se le avessero iniettato qualcosa di potente in grado di alterare molte delle sue percezioni, delle sue modalità di percezione.

Rosenberg - La moglie di K. è mai stata oggetto di studi approfonditi in merito?

P.D. - Da quello che so K. non ha mai voluto muoversi in questa direzione. Temeva che qualsiasi indagine potesse in qualche modo amplificare o condizionare gli effetti già rilevanti di quello che aveva subito. E secondo me è plausibile che temesse il rigetto di una teoria simile, il discredito in ambito accademico, benchè lui fosse autorevole in materia e avesse tutto il diritto di porre la questione, almeno in modo discrezionale.

Rosenberg - Ma ciò che accadde alla moglie di K. aveva qualcosa a che fare con l'esperimento di cui faceva parte Davenport? C'erano dei collegamenti sul piano strettamente scientifico?

P.D. - E' molto difficile dirlo. Di sicuro gli effetti di distorsione dei campi elettromognetici correlati all'uso di particolari frequenze sonore sono un dato di fatto non ufficializzato. Tutto quello che ho appreso finora è un puzzle enorme di informazioni pervenute a vario titolo. Sono quasi certo che un giorno saremo in grado di dimostrarlo scientificamente, sempre che venga ritenuto lecito farlo. I campi di applicazione di un fenomeno del genere potrebbero essere vasti e anche pericolosi. Arriveremmo a capire e a confermare che il suono produce effetti di qualche tipo sul cervello che non sono semplicemente relegati alla sfera emotiva. Ci sarebbe un approccio molto diverso da quello avuto finora... e mi riferisco al fatto che diamo per buona l'influenza che la musica ha sulle piante, sugli animali, sugli umani, condizionandone comportamenti e anche alcune funzioni fisiologiche. Che però finora abbiamo correlato più che altro agli stati d'animo.

Rosenberg - Ma la moglie di K. che musica aveva ascoltato?

P.D. - K. è sempre stato reticente a parlare di quella traccia. Ma è quasi certo che si tratti di un brano del compositore italiano di musica elettronica Federico De Caroli, meglio noto come Deca, che a partire dalla fine degli anni '90 ha pubblicato alcuni dischi interessanti, piuttosto sperimentali. Davenport stesso me ne ha parlato, perchè lui conosce questo genere di musica molto bene. E' un appassionato. Secondo lui Deca conosce metodologie di produzione ed elaborazione del suono che definisce trasversali. Ha inserito particolari suoni nelle sue composizioni, sicuramente conscio del tipo di innovazione, ma forse non conscio delle caratteristiche fisiche intrinseche. Non è uno scienziato, è un artista. Ha una conoscenza intuitiva del mondo dei suoni, ma questo non significa che non abbia controllo su ciò che fa. L'ispirazione spesso segue strade altrettanto rigorose di quelle scientifiche, benchè l'intuizione produca risultati che rimangono confinati in un limbo finchè non vengono codificati.

Rosenberg - E' plausibile che la moglie di K. non sia stata l'unica persona ad ascoltare quella traccia. Non si è mai avuta notizia di qualcuno che ha subito le stesse conseguenze? Che ha avuto disagi o disturbi simili?

P.D. - E' molto difficile dirlo. Può essere, ma ci sono fattori circostanziali e soggettivi che sicuramente hanno influenzato il rapporto di causa ed effetto tra suoni e cervello. Ma appurando quale esatto brano fosse... Davenport e S. pensavano a qualcosa di poco usuale, al di fuori dei normali canoni musicali. In tal senso Deca dal 1998 in poi ha pubblicato dischi che contengono tracce molto strane. Abbiamo letto un po' ovunque che le sonorità di questo artista stimolano l'immaginazione, anche a livello onirico.

giovedì 30 giugno 2011

Non sono sparito...

...non sono sparito.
Sto solo riordinando idee e informazioni tra un impegno e l'altro.
Presto novità e sviluppi interessanti.

venerdì 10 giugno 2011

Alfabeto alieno: sviluppi

Tra i miei appuntamenti londinesi - più o meno previsti - il terzo è stato con un amico conosciuto non molto tempo fa, appassionato di incunaboli, manoscritti e amenità occulte varie. E quel che più è bizzarro, neanche a farlo apposta, ci siamo incontrati (per la prima volta di persona) davanti al bookshop di Peter Harrington in Fulham Road!!
Dunque per la seconda volta nel giro di 72 ore mi sono ritrovato laddove aleggiava l'oscura presenza di Crowley. Ed è stata la prima cosa che ho fatto notare all'amico John quando gli ho stretto la mano sulla soglia del fantastico e quasi sacrale covo di Harrington.
Dopo quasi un anno di comunicazioni epistolari via internet, il dialogo diretto ha conferito alle nostre argomentazioni un alone più friendly, condito di risate e battute che nelle e-mail non erano mai emerse. Tuttavia devo dire che John ha una cultura editoriale mostruosa e sul fronte dei manoscritti ha sublimato la semplice fascinazione da collezionista in bagaglio intellettuale quasi scientifico.
Mi fido della sua oggettività, perchè aldilà dell'approccio informale si sente che prende ogni dettaglio seriamente e non si sbilancia mai oltre il ragionevole dubbio.
Ovviamente gli ho mostrato immagini del cartiglio che ho già pubblicato due volte in questo blog e che comunque lui aveva già visionato sul blog stesso. In verità io posseggo due immagini di due frammenti diversi... e una non l'ho mai pubblicata, convinto che all'atto di qualche controverifica sia meglio così. A John ho mostrato entrambe le foto e lui l'ha analizzate ulteriormente in mia presenza, dichiarando subito di fornirmi nero su bianco le sue considerazioni solo quando le avrà organizzate bene.
Per posta elettronica, in ogni caso, mi aveva già dato due indicazioni subito prima della mia partenza per il Regno Unito: l'alfabeto scritto sul cartiglio ha riferimenti semiologici precisi con almeno quattro altri alfabeti base conosciuti; l'oggetto ricurvo e dentato abbozzato sul cartiglio è a lui già noto e trattasi di un pugnale.
Va da sè che non vedo l'ora di leggere il suo rapporto: questa faccenda continua ad appassionarmi e, anche se non riesco a trovare nessun altro che abbia confidenza con questo frammento, sento che è una miniera di scoperte interessanti, se non sorprendenti.
Nel bookshop di Petere Harrington alla fine non ci siamo entrati. Siamo entrati invece in un bar a sgranocchiare qualcosa e a parlare di Lovecraft, del Necronomicon e di altri gadget culturali su cui si conversa sempre volentieri.
Fulham Road... non c'è il due senza il tre: infatti uno dei miei successivi momenti londinesi mi ha nuovamente condotto lì.
Destino?

lunedì 6 giugno 2011

Londra: musica psico-neurologica

Tra i miei primi incontri londinesi quello con Harry Smith, nome che più prevedibile non si potrebbe, ma indubbiamente imprescindibile considerando il vecchio legame con questo ormai sessantenne professore che già quattro lustri orsono mi raccontò cose di grande interesse.
All’epoca lo avevo conosciuto in casa di amici, uno di quegli incontri casuali che poi ti restano addosso e cerchi di farli tuoi in virtù delle confluenze intellettive che si disvelano. Il mio inglese di allora era appena sufficiente a farmi capire, ma c’era di mezzo la musica e il discorso diventava comprensibile laddove pochi aggettivi colmavano le lacune di un’intesa che era tutta emotiva.
Smith ed io avevamo scoperto di amare lo stesso tipo di sonorità e di atmosfere e lui mi aveva parlato di metodologie applicate in concreto al mondo del suono per spiegare ai suoi studenti concetti altrimenti troppo astratti. Considerando che insegnava letteratura, c’era un indubbia complessità innovativa in ciò che faceva.
I nostri contatti, comunque, erano rimasti sporadici e affidati in prima istanza alla carta scritta, visto che internet non era ancora un privilegio per tutti. L’ho ritrovato qualche settimana fa evoluto e a tratti astruso da seguire, perchè la sua testa è maturata ulteriormente e anche i miei interessi per certi argomenti si sono fatti intricati. Per fortuna il mio inglese è quasi fluente, oggi, e seduti al tavolo di un bar vicino alla Liverpool Station abbiamo conversato a lungo evitando di rimestare i soliti bei tempi andati (fatto salvo un accenno ai nostri comuni amici che da Londra se ne sono andati da un pezzo: troppo cara!)
Smith in particolare mi ha parlato di un certo S. che mi ha pregato di non citare per esteso. S. è un professore a sua volta, che ha insegnato a Cambridge ed è anche stato per un certo periodo in un ateneo australiano, coadiuvando un programma di ricerche legato all’interazione tra campi magnetici e frequenze sonore. Il programma - dice Smith - era stato finanziato per conto delle forze armate, ma non implicava un uso propriamente bellico dei risultati ottenuti. In particolare S. gli aveva riferito di un esperimento in cui alcune precise combinazioni di frequenze interagivano con un campo magnetico particolarmente potente e "compresso", capace non solo di alterare lo spazio, ma anche di indurre delle reazioni in soggetti che si trovassero a stretto contatto col campo.
Questo genere di notizie mi fa rabbrividire ed esaltare al tempo stesso. Smith durante la nostra conversazione sembrava molto divertito nel constatare i miei stati d’animo. Mi ha fatto notare che sembravo in preda ad una crisi di nervi controllata con grande forza.
In ogni caso... S. gli aveva raccontato solo nel 2009 quanto accaduto tempo prima nell’ambito delle sue ricerche proseguite in patria. Smith ha conosciuto S. alla fine del 2008, ovvero qualche anno dopo la partecipazione al programma di ricerca. S. una volta tornato in Gran Bretagna aveva proseguito per suo conto una parte degli studi sperimentali sul suono, individuando dei modelli di grande impatto in registrazioni già esistenti.
Qui il discorso si fa molto accattivante, perchè tira in ballo informazioni già lette altrove e che Smith ha avuto da S. ignorando che a mia volta le conosco. S. si era concentrato su un brano musicale specifico dopo che un collega gli aveva riferito che la moglie soffriva disturbi del sonno fortemente influenzati da quel brano. Nella fattispecie la moglie del collega di S. aveva un sogno ricorrente ogni notte che le alterava il ritmo sonno-veglia; nel sogno udiva quella musica e vedeva e provava sempre la stessa esperienza onirica, talmente intensa da indurla a svegliarsi in uno stato di ansia mista a stordimento che svaniva solo dopo circa due ore e quindi la faceva ripiombare in un sonno profondo.
Smith mi ha riferito questa cosa con un sorriso tutto british, come a sottolineare l’importanza della cautela in un caso di voci di terza mano. Tuttavia ha voluto raccontarmi ogni dettaglio riportato da S. ed è stato più convincente così che altrimenti. L’argomento gli interessa moltissimo e riguarda da vicino una parte degli studi fatti in Australia e quindi Inghilterra da S.
La moglie del collega di S. non è che uno dei vari casi di condizionamento psichico indotto da frequenze sonore avvenuto casualmente in un certo contesto, grazie all’ascolto di un brano che ha caratteristiche uniche e ben precise. Ho già letto altrove di casi come questo: persone che dopo essere entrati in contatto con una particolare combinazione di suoni vengono condizionate a livello subconscio e cominciano ad avere reazioni di vario genere in stato di veglia, ma soprattutto in stato di sonno. Dunque, S. si era adoperato per condurre un programma organizzato di studi in tal senso, su gruppi di volontari che si prestavano nell’ambito di programmi di ricerca della neurologia e della psichiatria.
In definitiva, Smith mi ha detto che S. ha portato avanti in modo radicale questa sperimentazione, arrivando alla conclusione che quel brano - quello che aveva segnato irrimediabilmente la moglie del collega - conteneva combinazioni incrociate di frequenze tali da influenzare la corteccia cerebrale e il sistema nervoso centrale nonchè quello endocrino, con un effetto a cascata capace di sconvolgere la vita di una persona. La signora in questione si era avvalsa del supporto di psicoterapeuti di fama, nel tentativo di risolvere il suo problema; ma a parte il fatto che si muoveva tra lo scetticismo accademico altrui, di fatto non vi era modo di individuare realmente il percorso dell’evento. Perchè nessuno per ora - almeno in via ufficiale - ha ancora definito i dettagli e teorizzato in modo attendibile questo campo di applicazione delle frequenze sonore.
Ho chiesto a Smith se S. fosse a conoscenza del tipo di sogno che la signora faceva e lui mi ha risposto che S. era stato evasivo. Ovviamente ho chiesto se gli avesse riferito di quale brano musicale si trattasse e Smith mi ha risposto che S. aveva detto: "sarebbe salutare per tutti che evitassimo di saperlo, per non farci tentare all’ascolto e scoprire che queste cose possono accadere davvero e cambiarti la vita".
Al che io ho detto che, comunque, quel brano doveva sicuramente essere finito nelle orecchie di altri, per quanto potesse trattarsi di una registrazione rara. E chissà chi altri potrebbe aver subito una forma di condizionamento al pari (o magari in modo differente) della moglie del collega di S. Sarebbe interessante capire quale tipo di diffusione ha avuto questa registrazione per poter trarre delle conclusioni comparative. I soggetti influenzati da quelle frequenze potrebbero essere centinaia, in teoria, se è vero quello che riferisce S. E qualcuno potrebbe essere rinchiuso da tempo in una clinica psichiatrica o alla neuro!
Smith consapevolmente laconico ha sentenziato che tutto è possibile e che la scienza arriva sul luogo del misfatto sempre a cose avvenute, destinata ad indagare per forza sulla pelle di qualche vittima.
Sacrosanta verità, professore. Di certo nella mia testa adesso si rinsaldano molti interrogativi sulla materia e la voglia di approfondire è tanta, anche alla luce della vaghezza delle tracce disponibili.
Mano a mano metto insieme i pochi pezzi e consolido l’idea che il mondo del suono abbia potenziali immensi e tuttora oscuri, che vanno ben oltre le applicazioni acquisite finora e il dato di fatto incontestabile che la musica influenzi l’animo umano e gli esseri organici in generale. Per millenni abbiamo attribuito alla musica un impalpabile magico potere di alchimia emozionale... e forse cominciano ad essere evidenti i segni di un potere che ha delle regole e che può essere controllato, definito ed utilizzato in modo mirato. Con effetti - volendo - sconvolgenti.

mercoledì 1 giugno 2011

Crowley: le sensazioni

Uno dei primi luoghi dove mi sono ritrovato a Londra, quasi senza pensarci, è stato Fulham Road. Ci ero già transitato due volte in passato, non facendo mente locale sul fatto che lì Alister Crowley aveva avuto una casa. Stavolta mi ero riproposto di andare a vedere bene e la cosa assurda è che ci sono capitato prima ancora di aver pianificato la visita!
Che siano forme di magnetismo subconscio?
A parte gli scherzi, la sola idea che nel 1896 in quella strada (oggi dall'aspetto rassicurante) Crowley avesse stabilito una delle sue storiche dimore, fondandovi il famoso Temple of Satan e - come lui sostenne - invocandovi con successo il Diavolo mi ha dato i brividi. Su Crowley si è scritto tanto, forse troppo, ma aldilà della verità oggettiva sui suoi esperimenti resta certo che le attività da lui praticate avessero intenzioni molto determinate. Il che genera inquietudine e getta ombre sinistre sui luoghi che lui frequentò e che videro profilarsi uno stile di vita sicuramente non rassicurante.
Crowley è un personaggio affascinante e degno di approfondimento a prescindere dallo scetticismo e delle agiografie. A Fulham Road se ci arrivi conscio di quel che vi accadde, ti sembra che nuvole sulfuree si addensino sui tetti dei palazzi.
Per il resto, la prima giornata londinese si è poi dipanata tra i soliti mercatini di Convent Garden alla ricerca di oggetti curiosi e di facce bizzarre. Benchè la capitale sia fresca di sorrisi e pruriti a seguito delle nozze principesche e dell'imminente Olimpiade, aleggia un costante senso di visioni ancestrali, più sfuggente che in città titolate all'occultismo come Praga e Torino, ma proprio per questo più sinistro.
Su un banchetto, guarda caso, mi è caduto l'occhio su una testa demoniaca in metallo nero venato di ossidature verdastre che boccheggiava immobile e tuttavia terrificante.

martedì 31 maggio 2011

London

Tornato dalla capitale britannica, carico di un bagaglio di visioni, di luoghi, di nomi... e tutto tesse un ordito di memorie esoteriche che per anni mi hanno sedotto. London è davvero ancora piena di sentori e di tracce.
Aggiornamenti a breve.

mercoledì 18 maggio 2011

Distorsione magnetica

Indagando sulle ancora ignote potenzialità dei campi magnetici in relazione agli effetti sul tempo, qualche giorno fa ho chiesto ad un conoscente che si occupa di fisica se può esistere un'interazione efficace tra campi magnetici e frequenze sonore. Nel mio approccio di profano, chiedo sempre senza remore, conscio di poter ottenere risposte interessanti o di essere guardato come un deficiente.
In ogni caso, questo tizio - che è una sorta di ricercatore - dopo avermi accennato ad alcune caratteristiche dei campi magnetici sfiorando l'astronomia e altri campi di studio sostanzialmente ostici, ha deviato il discorso su una serie di esperimenti che sono stati condotti lo scorso anno in un'università italiana, su un gruppo di studenti prestatisi come collaboratori volontari, finalizzati a capire in quale misura certi suoni influenzano la psiche interagendo in modo fisico su un soggetto. In sintesi, l'uso di certi precisi suoni produce effetti direttamente sul corpo (su parti di esso) che innescano reazioni piscofisiche più o meno precise. Documentate e messe a confronto nel progredire dei risultati ottenuti, le reazioni sono state classificate e hanno portato a considerazioni finali che il mio conoscente ha definito importanti.
Io ho poi cercato di riportare il discorso sul punto focale dei campi magnetici e lui - sornione - mi ha detto che c'è un sottile e definito collegamento tra i vari ambiti della fisica che riguardano l'essere umano: magnetismo, elettromagnetismo, ecc. E che l'azione delle frequenze sonore sul soggetto umano ha una tale forza e complessità che potrebbe rivelare novità sbalorditive proprio sul rapporto tra suono e campi magnetici.
Non ho azzardato a chiedere lumi più tecnici e mi sono limitato a dirgli: alla luce di ciò, non ti passa la voglia di ascoltare musica?... non temi che un giorno potresti imbatterti casualmente in un suono o una combinazione di suoni che scateni qualcosa di eclatante o spaventoso?
E lui: può anche essere già successo, a me come ad altri... il problema è non essersi accorti qual'è stata la causa di qualche cambiamento o fenomeno particolare... chi ci dice che certi suoni non siano stati alla base di azioni criminali, o di suicidi, o di cambiamenti della personalità?...